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Artigianale e industriale
La definizione di birra artigianale può far pensare a un prodotto di nicchia, oppure a un prodotto legato a piccoli ambienti produttivi (ditte familiari, singoli artigiani), oppure ancora a qualcosa di "nuovo", a una bella novità. Non è così: oggi siamo portati a pensare che la birra artigianale sia la negazione della birra industriale, ma in realtà, se guardiamo la storia della birra (che parte addirittura dai Sumeri) la birra è sempre stata artigianale, è da millenni che è così e resterà sempre così. E' soltanto dall'inizio del XX secolo che la birra è stata sottoposta a procedimenti che l'hanno resa "industriale". Ma cosa differenzia la birra artigianale da quella industriale?
Pastorizzazione: La pastorizzazione è un processo termico che garantisce una lunga conservabilità alla birra; sfortunatamente però uccide ogni sapore e aroma (oltre a eliminare sostanze nutritive di questa bevanda, che numerose ricerche continuano a indicare come estremamente salutare), e appiattisce ogni birra a un minimo comun denominatore. Le industrie della birra pastorizzano i loro prodotti, la birra artigianale non è pastorizzata.
Ingredienti: ragionando in termini di diminuzione dei costi, le industrie della birra sostituiscono spesso la materie prime con surrogati dal minor costo. Al posto del malto d'orzo si utilizza il riso, oppure addirittura il semplice zucchero in grandi quantità. Al posto del luppolo fresco si usano estratti; a volte possono addirittura esservi addizionati aromi e additivi. I birrai artigianali sono invece interessati, non solo al guadagno come legittimo, ma anche alla qualità dei loro prodotti, e gli ingredienti che usano sono di prima qualità.
Additivi: nella birra industriale vengono spesso aggiunti additivi volti a conservare o stabilizzare il prodotto. Questo perchè si ha l'esigenza di conservare il prodotto molto più a lungo del suo ciclo naturale, tenendo conto anche delle cattive condizioni di conservazione cui possono venire sottoposte le birre. Un birraio artigianale non ha bisogno di aggiungere conservanti o altri additivi, anche perchè la natura provvede bene a questo aspetto: sia il luppolo che l'alcool etilico sono conservanti naturali e anti-ossidanti. Certo, essendo priva di conservanti, la birra artigianale richiede una cura maggiore nella conservazione, sia da parte del birraio, che da parte del negoziante, che infine da parte del cliente. Conservatele dunque al fresco e soprattutto al buio; alcune birre a bassa fermentazione sarebbe bene conservarle in frigo a 4°C e consumarle il prima possibile. Per altre birre, soprattutto ad alta fermentazione, una cantina è sufficiente e a volte l' invecchiamento può essere anche auspicabile.
Prodotto vivo: La birra artigianale è un prodotto vivo ed evolve e matura nel tempo, a differenza della birra industriale che è "morta", e il suo gusto non evolverà mai, se non dopo la scadenza e in peggio. Ecco perchè alcuni stili birrai possono essere invecchiati in cantina, facendo evolvere il loro sapore. (Attenzione: come detto sopra, non tutte le birre possono essere invecchiate! Non è proprio il caso di invecchiare una pils, che invece va conservata in frigo e bevuta il più presto possibile).
Appiattimento: aspetto da non sottovalutare. Le mega-industrie hanno anche prodotto un appiattimento di stili, colori, aromi e sapori. La maggior parte delle birre in commercio sono pils malfatte, ma la birra non è solo chiara, rossa o scura. Ci sono innumerevoli sfaccettature, colori, aromi, sapori e stili, che i birrifici artigianali coprono per intero.
Vedi a questo proposito la sezione "Gli stili"
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